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L’incredibile storia del Real Cappella del Tesoro di San Gennaro a Napoli

Ogni città ha un suo luogo ombelicale, un simbolo laico o religioso intorno al quale si raccoglie la storia, l’idea di una determinata comunità.

Spesso in italia, questo luogo è una cattedrale che accoglie le reliquie miracolose di un santo generalmente riconosciuto come patrono della città.

Questa è anche la storia della Real Cappella del Tesoro di San gennaro a Napoli, ma con una particolarità: essa è al tempo stesso tempio cattolico e territorio laico, luogo di preghiera, di culto e recinto dei poteri cittadini.

La sua costruzione fu sancita da un vero e proprio atto notarile: il 13 gennaio 1527, la città, attraverso i rappresentanti dei Sedili, cioè le circoscrizioni nobiliari e del seggio del popolo, promise, alla presenza delle reliquie del Santo, di costruire per queste ultime un nuovo tempio in cambio del miracolo della fine della peste. e il santo fece la sua parte e anche la città, seppur con un po’ di ritardo.

Solo nel 1601 fu fondata la Deputazione del Tesoro di San gennaro e la costruzione della nuova Cappella terminò nel 1646.

Essa fu destinata alle reliquie del Santo, alle ampolle con il sangue, al cranio, custodito nel busto argenteo, e al resto del corpo. La composizione della Deputazione è rimasta sostanzialmente immutata anche se dal periodo murattiano in poi il Presidente è il sindaco di napoli, proprio a sancire deinitivamente la podestà cittadina sulla Cappella e sul Tesoro.

La Cappella sorge lateralmente alla navata destra del Duomo di napoli ed è opera dell’architetto Francesco grimaldi: un autentico gioiello dell’arte barocca, uno scrigno degno del tesoro che custodisce, a partire dal magniico cancello sonoro realizzato da Cosimo Fanzago.

All’interno, l’altare maggiore, progettato dal Solimena, reca nella parte frontale il magniico paliotto argenteo del Vinaccia dove, in una sorta di fotogramma scintillante, si racconta l’arrivo delle spoglie del Santo a napoli nel 1497.

A fare da contorno, 51 statue in bronzo e argento di Santi compatroni che originariamente accompagnavano il Santo in processione. alle pareti troviamo affreschi del Domenichino che non riuscì a completare la cupola, terminata invece con scene del Paradiso nel 1643 dal Lanfranco.

Quattro grandi dipinti su rame ornano le cappelle laterali e su tutti spicca quello del Ribera, raffigurante San gennaro che esce illeso dalla fornace.

Altri tesori si celano nell’anti sagrestia: affreschi del giordano, magnifici busti del Vaccaro e gioielli vari sparsi su mura e pavimenti.

Infine a completare il magnifico scrigno del Tesoro di Napoli c’è il suo Santo, identità molteplice di una città proteiforme.

Tornando indietro e rientrando in cappella ci si accomiata da questa culla barocca gettando un ultimo sguardo al busto reliquiario del Santo, posto al lato dell’altare maggiore, magnifica opera dell’oreiceria angiona del 1305, adornato da oltre 170 pietre preziose in cui è custodito il cranio del santo. 

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