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L’Italia e la romanità: Numa Pompilio e la sacralità delle nostre tradizioni religiose

Il mese di febbraio, così come gennaio, nasce per volontà di Numa Pompilio, uno dei fantomatici sette re di Roma. Questo Monarca-Sacerdote era un severo osservante dell’aspetto religioso e sacrale del tempo e dei ritmi stagionali. Questo suo interesse determinò il nome di questo mese dell’anno, inteso quale periodo purificatore (dal latino “februare”, purificare). Nella Roma antica, a febbraio si ricordavano i Defunti (21 febbraio, Feralia); le divinità legate alla morte (l’etrusco Februus, poi Febris), nume associato alla malaria e alla purificazione; infine, a Fauno Luperco, protettore dai lupi (15 febbraio, Lupercalia). In più il mese era inteso come l’ultimo dell’anno (nel calendario romano arcaico l’anno iniziava a marzo) e determinava riti purificatorii che introducevano al nuovo ciclo dell’anno. Nell’antichità in questo mese gli antichi romani celebravano tra l’altro, e in particolare, la dea Febris, al fine di propiziare e favorire il risorgere di una natura “rinnovata” e rigogliosa. Ho già fatto notare che il nostro termine “febbre” deriva dal nome della divinità “Febris”, per cui è interessante osservare che il nostro termine (febbre) richiama anche e ancora l’idea di purificazione. Infatti, “aver la febbre” è considerato patologicamente un effetto di autodifesa del nostro organismo (i nostri nonni dicevano che la febbre “combatte e scarica i malanni” e quindi purifica!). Curioso anche notare che da “febris” abbiamo Santa Febronia, protettrice degli ammalati, celebrata il 14 febbraio,ma poi sostituita con San Valentino per cancellare il ricordo delle Lupercali. Con l’avvento del Cristianesimo, per sincretismo religioso operato dalla Chiesa, gli antichi rituali furono sostituiti con altre cerimonie che però ancora conservano vagamente l’antica idea di purificazione e preparazione ad un grande evento, in questo caso per la Pasqua e la Resurrezione.

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