Crop goldsmith drawing with pencil

Mestieri d’arte: essere orafo, talento e grandi tradizioni italiane

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Le 10.000 aziende orafe e argentiere italiane nel 1999 hanno trasformato ben 570 tonnellate d’oro, 1.600 di argento e oltre 4 di platino, esportando in tutto il mondo i 3/4 del prodotto. Un exploit straordinario se si pensa che fino agli anni ’60 quasi tutta l’oreficeria italiana era a conduzione familiare e disponeva di un’arretrata cultura industriale.
L’inasprimento della competizione internazionale, tutta giocata sui bassi costi della mano d’opera dei paesi emergenti, ha creato negli orafi italiani una nuova e crescente consapevolezza dell’importanza della qualità e del design, come autentico valore aggiunto del prodotto.
Da qui una nuova sensibilità per la formazione delle nuove leve di modellisti orafi e designer professionali, non più cresciuti in azienda ma provenienti da scuole in grado di formare queste nuove figure professionali, educate a una visione più matura del gioiello, all’insegna dell’indispensabile allargamento dell’orizzonte culturale.
I distretti dell’oro in Italia sono 5:
Arezzo è il maggiore consumatore di oro grezzo, ed ha come distretto una storia relativamente recente, essendo interamente originato da spin-off da una unica impresa.
Quasi 1.400 imprese, più di 9000 addetti, rappresentano di gran lunga il più importante settore economico della provincia, uno dei maggiori casi italiani di specializzazione territoriale, un elemento chiave del panorama industriale toscano. L’orientamento prevalente è verso prodotti di lavorazione industriale, no-name, rivolti alla fascia medio-bassa del mercato.
Valenza Po (Alessandria), con un numero di imprese e di occupati forse paragonabile ad Arezzo, ha un orientamento maggiormente artigianale delle produzioni, una dimensione d’impresa più ridotta, una fascia di prezzo più elevata.
Vicenza, polo orafo di tradizioni secolari, è peraltro come ben noto uno dei più densi paesaggi manifatturieri italiani, all’interno del quale il caso orafo è parte di un ben più ampio ventaglio di vocazioni produttive.
Il polo Vicentino, tuttavia, si può suddividere in due sub-aree: Vicenza e dintorni, con caratteristiche relativamente più artigianali, e Bassano, tendente maggiormente verso il modello Aretino.
L’industria vicentina, quindi, compete direttamente con quella aretina nelle lavorazioni semplici dell’oro, ma con un tendenziale spostamento verso lavorazioni più fini e verso la gioielleria, sviluppando quindi capacità competitiva anche verso Valenza.
Milano, se è un polo minore dal punto di vista produttivo (comunque con circa 800 unità), è tuttavia un centro nevralgico come vetrina internazionale per la presenza delle grandi case nazionali e straniere, e per la localizzazione di una serie di servizi alla produzione (società commerciali, organismi associativi, organizzazioni tecnico-promozionali, ecc.).
Napoli e Torre del Greco ospitano gli eredi di una tradizione secolare, che tuttavia appare in declino, e scarsamente competitiva rispetto ai distretti più forti. Sono stati effettuati tentativi anche recenti di rivitalizzazione attraverso una migliore infrastruttura di produzione e altre iniziative.

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