la penisola delle eccellenze

Il mito di Giano è molto complesso ed è uno dei più antichi del pantheon romano. La società romana antica considerava questo dio il primo re latino e la sua figura simbolica si confondeva con quella di Quirino (Romolo); religiosamente era considerato il nume dei passaggi, del futuro e del passato, e, in senso lato, simbolo di nuovi inizi e nuovi cicli storici e naturali. Perciò al dio Giano i romani dedicarono il primo mese dell’anno, che è anche il primo mese dopo il Solstizio d’Inverno, ovvero il mese in cui la luce lentamente inizia a trionfare sulle tenebre. Il nome Gennaio, “Ianuarius” in latino, deriva da Ianus, ovvero Giano. Una scelta non casuale per i romani antichi, pregna di significati sacri, religiosi e militari. Divinità dai due volti a rappresentare passato e futuro, ma sopratutto custode della sottile linea non visibile fra il prima e il dopo, garante della continuità del tempo, fra inizio e fine. Oltre ai due volti, Giano ne cela un terzo invisibile, “il triplice volto”, quello del presente che è, ma che non può esser visto né rappresentato; poiché l’attimo di contemplarlo già appartiene al passato. Ecco come René Guénon spiega il terzo volto occulto di Giano. “Un volto sfuggente tra il passato che non è più e il futuro che non è ancora. Il vero volto di Giano è proprio quello che guarda il presente; non è, si dice, né l’uno né l’altro dei due visibili (passato e futuro); il terzo volto di Giano è invisibile, perchè il presente, nella manifestazione temporale, non è che un istante inafferrabile, però vero”. Cicerone e Macrobio sostengono che il suo nome derivi dal verbo “ire”, andare, perché, come scrive il secondo: «Il mondo va sempre muovendosi in cerchio: parte da sé stesso e a sé stesso ritorna”. Ritorno al tempo impercepibile, atemporale e aspaziale, ma vero e generatore. 

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