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Moda italiana: movimento e cambiamento. Vestire è uno straordinario modo di essere, ieri come oggi

Nella moda italiana di ieri e di oggi, il movimento è un prerequisito fondamentale.

La stessa moda è movimento e cambiamento. L’abito che non cambia diventa tradizione, cioè costume, anche in senso lato: un modo di essere e di testimoniare un’appartenenza, non di vestire.

L’abito che si evolve, che racconta la società contemporanea prima dei gusti di chi lo indossa, può invece diventare moda.

Spesso, stile e società, nella moda di casa nostra, si sviluppano congiuntamente: non è un caso che la corrente più famosa e condivisa della moda che conosciamo oggi, lo streetstyle, abbia iniziato a svilupparsi insieme con la moda dello sport e delle vacanze, inconcepibile fino alla nascita della borghesia e dei mezzi connessi alla sua pratica: i treni, le biciclette, le automobili, gli aerei.

Con loro nascono indumenti come le mantelle in tela incerata, per proteggere gli indumenti dagli sbufi di vapore acqueo e carbone; gli spolverini, necessari per i viaggi sulle prime auto scoperte, si rimpiccioliscono i cappelli e aumentano le scarpe robuste.

L’accessorio che vestiamo ora anche in ufficio o sotto un abito da sera, e di cui non potremmo più fare a meno, le sneakers, sarebbero state inconcepibili ino ai primi Anni ottanta del Novecento, alla diffusione mondiale degli skateboard e alla mania per l’aerobica lanciata da Jane Fonda.

La stessa che ora, a ottant’anni, ha calcato il red carpet della Mostra del Cinema di Venezia con una tuta bianca che avrebbe mandato in crisi molte ventenni. Merito dell’aerobica. e dello streetstyle.

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