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Montevergine: polo di attrazione di turismo religioso e storia

Un bel luogo sacro nei pressi di Avellino trasmette silenzio e senso di pace. San Guglielmo (San Guglielmo) arrivò su questo monte in cerca di un luogo per pregare e qui sentì la presenza di Dio. Altri arrivarono per seguire il suo esempio e fu fondato un monastero. La chiesa è dedicata alla Vergine Maria (Monte virgine) ed è oggi uno dei monasteri più visitati dell’Italia meridionale. Pellegrini e turisti vengono per l’affascinante abbazia, i panorami mozzafiato, la storia interessante e il senso di pace che si trova qui.

La Madonna nel dipinto che si venera è chiamata localmente Mamma Schiavone, vezzeggiativo come madre; lo schiavone si riferisce al suo essere di pelle più scura, umile, quindi riconoscibile alla popolazione locale. Il monastero, noto come Santuario Abbazia Montevergine, è stato a lungo luogo di rifugio, ma mai come durante la seconda guerra mondiale. Molti fuggirono da Avellino e qui cercarono rifugio durante i lunghi e distruttivi giorni dei bombardamenti alleati sulla città ai piedi della montagna. Hanno avuto un rifugio sicuro all’interno dei cortili. Un’altra interessante storia di rifugio: la Sindone di Torino fu portato qui per sicurezza durante la guerra. Qui risiedeva, racchiusa all’interno dell’altare del coro dei monaci dove si cantavano i vespri e si tenevano le preghiere. In un’operazione top secret, il re Vittorio Emanuele, nel 1939 con le truppe di Hitler che sfrecciavano per l’Europa, decise di spostare l’immagine sacra da la cappella reale al Quirinale a Roma. Ha fatto appello al Vaticano per la custodia della reliquia, ma gli è stato detto che nemmeno il Vaticano sarebbe stato al sicuro per un oggetto così importante, dato l’interesse di Hitler per questi pezzi. Un trasferimento segretissimo portò la Sindone all’abbazia di Montevergine e la nascose sotto l’altare nel buio della notte del 25 settembre. (Un anno dopo, quasi giorno, Mussolini si alleò con Germania e Giappone, formando l’Alleanza dell’Asse, su 27 settembre 1940.) Fu tutto scritto e firmato dal re’ s monsignore e direttore del monastero, compreso l’imballaggio: il sudario veniva arrotolato e riposto in una scatola d’argento con broccato che veniva poi riposta in una scatola di legno, chiusa e sigillata con piombo, e posta sotto l’altare, chiusa al suo interno . Le direttive davano anche il permesso all’abate di spostarlo in una camera sotterranea del sito se lo avesse ritenuto necessario. Il 31 ottobre 1946 fu restituito a Torino.

Il modo migliore per raggiungere Montevergine è la funicolare, situata nella graziosa cittadina di Mercogliano, appena ad ovest di Avellino.

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