la penisola delle Eccellenze

Il nome di queste due varietà trae probabilmente origine dal pagliarello, il graticcio di paglia dove l’uva veniva tradizionalmente posta ad appassire.

In passato il pallagrello bianco è stato considerato semplice sinonimo della coda di volpe bianca: l’errore nasceva dal fatto che entrambi i vitigni hanno un grappolo che ricorda nella forma la coda della volpe. Questa similitudine morfologica ha convinto i contadini di essere in presenza di un’unica varietà. quando in realtà erano due uve distinte; questa convinzione era così saldamente ancorata che ha portato anche alcuni ampelografi a sostenere la tesi del vitigno unico. Coltivato in ambito molto ristretto rispetto alla coda di volpe, l’autentico pallagrello bianco – che le recenti analisi del Dna hanno definitivamente reso indipendente – trova la sua origine tra Piedimonte e Alife, nell’alto casertano.

Per quanto riguarda invece l’origine della varietà a bacca scura, se si accetta la tesi sostenuta da alcuni studiosi secondo cui il pallagrello nero – chiamato a giusto titolo anche coda di volpe nera per la forma del grappolo – sia un tipo di coda di volpe bianca a bacca nera, allora si può collegarlo alla Vitis alopecis di origine greca descritta da Plinio. Agli inizi del Novecento la varietà subisce un inesorabile declino: il suo rilancio, dovuto a qualche caparbio neoviticoltore del Volturno, risale alla fine degli anni Novanta.

I due pallagrello vivono il loro momento di massimo splendore durante la seconda metà del XVIII secolo, sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone, che giudica il piedimonte rosso e il piedimonte bianco – così venivano chiamati, perché si pensava fossero originari del comune di Piedimonte Matese – come le uniche due varietà campane degne di figurare nella magnifica e famosa Vigna del Ventaglio di San Leucio di Caserta, un esteso vigneto a semicerchio con dieci raggi, destinati alle dieci varietà più prestigiose del Regno delle Due Sicilie.

In passato la coltivazione del pallagrello nero era accertata, oltre che lungo il fiume Volturno, in buona parte della Campania, nei pressi di Venafro (nel vicino Molise) e più raramente in Calabria. Il suo habitat odierno si è ristretto alla zona a nord-est della città di Caserta, nel territorio dei comuni di Alife, Alvignano, Caiazzo e Castel Campagnano. L’area di coltivazione del pallagrello bianco rimane per ora limitata alla provincia di Caserta, in prevalenza nei comuni di Caiazzo, Castel Campagnano, Castel di Sasso e zone limitrofe.

Il pallagrello bianco ha un grappolo cilindrico e alato, abbastanza piccolo. Anche l’acino è piccolo, di forma rotonda e di colore giallo-verde. Arriva a maturazione tra la seconda e la terza decade di settembre, con buona resistenza alla botrytis se non viene troppo ritardata la raccolta. Il grappolo del pallagrello nero invece è piccolo, cilindrico, senza ali e abbastanza spargolo. L’acino è piccolo, sferico, con buccia spessa di colore blu nero. Tradizionalmente era allevato a raggiera, ma i vigneti odierni a spalliera sono più razionali. L’epoca di maturazione cade di solito tra la seconda e la terza decade di ottobre.