la penisola delle Eccellenze

Di Saula Giusto

Era il lontano 1989, a Pasqua, quando misi piede per la prima volta in Salento. Ero un’adolescente romana che per ignoranza snobbava queste zone allora sconosciute, obbligata alla visita perché mio papà vi si era trasferito. E fu amore a prima vista: un’inaspettata terra di totale bellezza, dal mare turchese, spiagge bianche, pinete profumate e centri storici resi eleganti dal barocco leccese raffinato e unico.

Masseria San Pietro
Panoramica Masseria
Il dehor del ristorante

Non torno spesso purtroppo, ma quest’anno sì, finalmente. E nonostante l’invasione di un turismo mai visto, questa terra ancora mi conquista.

La Masseria San Pietro – https://masseria-sanpietro.it/

Qualche sera fa ho cenato in un luogo in cui non ero ancora stata: la Masseria San Pietro, una location ricercata, risalente al 1700, immersa nel verde, circondata dal campo golf di Acaya, che offre una cucina accurata e di qualità, ispirata alla ricca tradizione locale.

La Masseria fa parte dell’Acaya Golf Resort & Spa, una prestigiosa struttura 4 stelle dove la modernità incontra la tradizione architettonica del territorio e le piante tipiche degli antichi monasteri.

Acaya Golf Resort & Spa
La spiaggia e l riserva WWF de Le Cesine
Acaya Golf Resort & Spa – https://www.acayagolfresort.com/

Questa struttura elegante, che fa parte della catena Mira Hotels & Resort, è circondata da un prestigioso campo da golf a 18 buche, è dotata di una SPA di 1200 mq, di piscine esterne e si trova sulla costa adriatica salentina, a 3,5 km dal mare, dalla Spiaggia delle Cesine e dall’omonima Oasi protetta del WWF.

Il mare che si raggiunge più facilmente è quello meraviglioso della costa adriatica del Salento, che offre sabbie bianche, scogliere giallo ocra e acque turchesi cristalline: San Foca, Conca Specchiulla, la Baia di Torre dell’Orso (18 km), Bandiera Blu e 5 Vele Legambiente, la spiaggia dei Laghi Alimini.

Altrettanto affascinante è l’entroterra, dove visitare naturalmente la città di Lecce, a 15 km, e poi borghi come Galatina o Melpignano, dove ogni estate si tiene la famosa Notte della Taranta. A circa 1 ora si trovano Gallipoli e le spiagge della costa ionica.

A gestire con professionalità e calore il ristorante della Masseria, il giovane maitre Andrea D’Amato.

La cena

Siamo stati accolti da un profumato Bellini di benvenuto.

Per antipasto ho scelto il “Polpo arrosto con la sua salsa e spinacino croccante”, che ho abbinato alla Verdeca ’20 di Masseria Li Veli, un’azienda che ancora non conoscevo e che ero curiosa di assaggiare.

Polpo arrosto con la sua salsa e spinacino croccante
Verdeca 2020 di Masseria Li Veli
Verdeca 2020 di Masseria Li Veli

Uve: 100% Verdeca; vinificazione: fermentazione a temperatura controllata e macerazione in serbatoi di acciaio; affinamento di 3 mesi in acciaio.

Giallo tra il paglierino e il dorato, brillante. Regala un naso fine e delicato, di susina, nespola e papaya poco mature, condite con frutta secca ed un soffio di curcuma, adagiate su un mazzo di ginestre. Al palato è decisamente fresco, sapido, coerente, molto giovane e chiude lungo su un finale salino e fruttato.

Per secondo ho ordinato un piatto molto raffinato e gustoso: “Ombrina al nero, pistacchio, cavolo viola e zafferano”, che ho abbinato ad un Susumaniello Rosato ’20, sempre di Masseria Li Veli.

Ombrina al nero, pistacchio, cavolo viola e zafferano
Susumaniello Rosato ’20 di Masseria Li Veli
Susumaniello Rosato ’20 di Masseria Li Veli

Uve 100% Susumaniello; fermentazione in acciaio a 15°C, macerazione per 7/9 ore e affinamento per 3 mesi in acciaio. Rosa cipria molto brillante. Al naso, delicato e molto fine, intriga con note lievi di ribes, lampone acerbo, melagrana, rosa canina, macchia mediterranea. Al palato estremamente gradevole, fresco e sapido, equilibrato, fine, induce la beva. Chiude lungo lasciando una bocca molto pulita.

Due vini delicati ed eleganti, nati dal progetto aziendale chiamato “Askos” (in greco antico era un manufatto in ceramica usato come una sorta di decanter) dedicato alla ricerca, selezione e valorizzazione del patrimonio dei vitigni autoctoni pugliesi in via di estinzione. I vini sono prodotti esclusivamente con uve provenienti da zone a particolare vocazione nelle quali il vitigno è allevato secondo pratiche tradizionali antiche.

La cena si è conclusa con un delizioso sorbetto al limone…che non guasta mai.

Masseria Li Veli
La Masseria Li Veli – https://www.liveli.it/

Nel 1999 la famiglia Falvo, fondatrice della notissima toscana Avignonesi, con oltre 40 anni di esperienza nel settore del vino, acquista e rifonda Masseria Li Veli, presso Cellino San Marco (BR), con la volontà di dare vita ad un progetto di grande qualità in Puglia.

La masseria sorge su un antichissimo sito messapico dominante la piana fertile e solare del Salento. Il suo antico proprietario, il marchese Antonio de Viti de Marco (1858-1943), economista leccese di fama internazionale, professore universitario e Deputato del Regno d’Italia, di Li Veli fece un’azienda vitivinicola presa a modello in tutto il Meridione.

Nel 2009 la famiglia ha ceduto l’ultimo 10% di Avignonesi e Classica (società di distribuzione di prodotti enogastronomici di alta qualità) a Virginie Saverys, direttrice della Compagnie Maritime Belge NV, che ne aveva già acquistata la maggioranza nel marzo del 2008. I Falvo hanno così deciso di dedicarsi in toto allo sviluppo di Masseria Li Veli, acquistata 10 anni fa ma seguita direttamente soltanto dal 2007.

Oggi la masseria, restaurata e divenuta casa dei Falvo, possiede circa 33 ettari vitati di proprietà, in cui dominano Negroamaro, Primitivo, Susamaniello, Malvasia Nera, Aleatico, Fiano e Verdeca. Ad una linea di vini classici, la Masseria Li Veli, abbina la linea Askos e la linea Cru e Cuveé, all’interno della quale troviamo il “MLV”- Masseria Li Veli, l’ etichetta più pregiata della cantina. Il “MLV” è un Salento IGT dedicato al fondatore, il Marchese Antonio De Viti De Marco. A chiudere la produzione, una linea di vini da meditazione e di distillati, quali l’Aleatico Passito e la Grappa Aleatico.

Un motivo in più per visitare il Salento, no?