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Riapre la stagione della pesca nei fiumi e nei laghi del Cadore: tutti a caccia della trota marmorata.

Domenica riapre la stagione della pesca, che si chiuderà l’ultima domenica di settembre, e per i tanti appassionati dei corsi d’acqua dei paesi del Cadore l’attesa è grande. Nel 2020 i pescatori hanno dovuto fermarsi per due mesi e si calcola che le perdite economiche abbiano sfiorato i 100 mila euro. Un danno che va sommato alle perdite di fauna ittica causate dalla tempesta Vaia, l’evento meteorologico che nel 2018 ha raso al suolo ettari ed ettari di boschi e ha travolto zone come l’Agordino, l’alto Cadore e la Valle del Boite. Dopo quel disastro è stato avviato un gran lavoro di ripopolamento con l’impegno di tutti i 12 bacini di pesca che, ormai da tradizione, hanno ottenuto in concessione la gestione dei 1.900 chilometri di torrenti, fiumi e laghi bellunesi.

«La pesca è un’attività sicura in questi tempi di Covid, sostenibile sotto il profilo ambientale e accessibile a tutti», ricorda il consigliere provinciale delegato Franco De Bon, che ieri ha presentato le novità della stagione e il ritorno alle stampe dopo cinque anni di “Pescare”, i libricini con tutte le informazioni utili ai pescatori. De Bon, nel citare anche la ricerca scientifica sulla genetica della trota marmorata, spiega anche: «La Provincia ha proposto alla Regione di concedere la pesca della specie autoctona per eccellenza da parte di personale esperto».

«Le acque dei fiumi del Cadore sono molto ambite per naturalità e presenza di specie ittiche», osserva Loris Pasa, responsabile dell’ufficio pesca di Palazzo Piloni, Belluno. «Gestire questa risorsa è un orgoglio ma anche un onere e l’attività volontaria dei pescatori rappresenta la miglior tutela per il territorio». Pasa spiega anche negli ultimi anni la pratica sempre più diffusa è quella del catch & release, perché ai pescatori interessa di più esercitare un’abilità che portarsi a casa il pesce.

«Sta per iniziare una stagione che attendiamo con uno stato d’animo diverso dal solito», evidenzia Filippo Sitran, presidente della Federazione dei bacini bellunesi. «La situazione dei laghi è buona e quella dei corsi d’acqua è migliorata».

I pescatori si occupano anche di prelevare gli esemplari presenti nelle zone dei lavori e di spostarli “al sicuro”. Dal punto di vista economico la pesca rappresenta un business incredibile per il Cadore, un’attrattiva turistica non indifferente per i tanti pescatori-sportivi di tutta Italia, professionisti e non. E quando finalmente questo terribile momento di emergenza sanitaria sarà finito, anche le strutture ricettive del Cadore potranno finalmente rivivere il ritorno economico del turismo legato alla pesca amatoriale e professionale.

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