Salvatore Fergola: il pittore di corte che raccontò la storia borbonica

Il più straordinario pittore di corte che il Sud Italia abbia avuto tra il 700 e l’800. La storia italiana deve rivalutare e riscoprire la figura di Salvatore Fergola, un artista straordinario, che come pochi ha saputo raccontare l’epoca borbonica di Napoli e non solo.

Nato a Napoli in una famiglia di artisti (il padre Luigi, i fratelli Alessandro e Francesco, poi anche il figlio Francesco jr), si dedicò sin da giovane alla pittura di paesaggio sull’esempio di Hackert.

Nel 1819 fu nominato “pittore di paesaggio di S.A. il Duca di Calabria” da Francesco di Borbone, il futuro re Francesco I, che Fergola seguì in Sicilia e in Puglia con il compito di fissare sulla tela luoghi e avvenimenti memorabili. In qualità di “paesista della Real Casa”, egli documentò l’incontro di Francesco I e Carlo Felice re di Sardegna con due dipinti poi donati alla Casa Savoia, “L’arrivo nella rada di Napoli delle LL.MM. Sarde” e “Lo sbarco delle LL.MM. Sarde alla deputazione di Salute”.

Puntuale fu la sua partecipazione alle esposizioni borboniche; nel 1826 presentò ben sette dipinti tra cui la “Veduta del castello di Airola sopra Arienzo” e “Il ritorno della Real Famiglia da Montevergine”. Su ordine del re, nel 1827 fu nominato professore onorario del Regio Istituto di Belle Arti; nel 1829 si recò prima in Spagna, in occasione del matrimonio della principessa Maria Cristina con Ferdinando VII di Spagna, poi in Francia.

Nominato “pittore di corte”, ottenne la medaglia dell’ordine di Francesco I. Nel 1830 ritornò a Napoli ed espose alla Biennale borbonica vedute eseguite durante il suo viaggio, guadagnando una medaglia d’argento di I classe. Nel 1835 conseguì una medaglia piccola d’oro, esponendo la “Veduta del ponte di ferro sul fiume Calore” e la “Caccia fatta ne’ Reali Siti di S. Leucio nell’anno 1828 da S.M. Francesco I”. Una medaglia d’oro di II classe ottenne anche nel 1837.

Nel 1838 espose varie opere, fra cui i “Briganti sorpresi dalla Gendarmeria in una foresta”

Nello stesso anno concorse alla cattedra di Paesaggio in Accademia che, però, fu assegnata a Smargiassi. All’esposizione del 1841 presentò due soggetti spagnoli, assieme all'”Inaugurazione della strada ferrata Napoli-Portici” che documenta l’evento accaduto il 3 ottobre del 1839 e che, sappiamo, inaugurò una serie di altri 16 dipinti con questo soggetto “moderno”, di cui conosciamo a oggi solo la “Stazione della strada ferrata Napoli-Castellamare” del 1845.

Nel 1843, presentando alla Biennale il “Naufragio di quattro marinai”, la “Marina di Capri al chiaro di luna” e “Un sifone nel golfo di Procida”, Fergola diede inizio alla produzione “marinista”, caratterizzata dalla rappresentazione di suggestivi notturni, di venti e mari burrascosi, ispirati alle visioni romantiche di ambito nordico e ripresi anche in un soggetto sacro come “Gesù nella barca degli Apostoli impone al mare tempestoso di calmarsi” del 1859. Con le opere presentate alla mostra del 1851, invece, l’artista si rivelò sensibile alla moda del paesaggio storico, sulla scia di Smargiassi (“Caino che fugge alla terribile chiamata di Dio dopo aver compiuta la sua vendetta sull’innocente fratello”).

Dopo l’Unità, Fergola partecipò all’Esposizione nazionale di Firenze del 1861 con “San Francesco in orazione nel bosco”, e nel 1862 alla prima Mostra della Promotrice di Napoli con due “Marine in tempesta” e un “Naufragio”, soggetti, questi, che caratterizzarono tutta la sua ultima produzione artistica.

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