la penisola delle Eccellenze

Nata, a differenza di oggi, come bevanda raffinata e per pochi eletti, la birra consumata in Italia fino alla metà del XIX secolo era esclusivamente di importazione: Paesi come la Francia, la Germania e l’Inghilterra vantavano in quell’epoca una tradizione birraria sconosciuta nel nostro paese.

Tuttavia, a partire dalla metà dell’800, la birra iniziò gradualmente a trasformarsi in bevanda “popolare”: il mercato del luppolo iniziava a rivolgersi a una ben più vasta categoria di consumatori e i prezzi della pregiata sostanza cominciarono lentamente a diminuire.

È in questi anni che a Torino nascono i primi birrifici, non solo cittadini, ma nazionali: il Birrificio Bosio & Caratsch e il Metzger (nel quartiere San Donato) e la fabbrica birraria Boringhieri, al fondo dell’odierno corso Vittorio Emanuele II: oltre alle zone industriali vere e proprie, tutti i birrifici dispongono in quegli anni di sale per la degustazione dei prodotti.

Tramway in the streets of Turin, italy.

Alla fine del 1800, Torino contava 114 birrifici.

La ditta Bosio & Caratsch nasce nel 1845 con il nome di Birreria del Giardino grazie all’opera di Giacomo Bosio, al quale seguiranno il figlio Edoardo e il nipote Simeone Caratsch. Birreria molto elegante, detiene il titolo di primo birrificio nato in Italia.

Dapprima in Via della Consolata, nel 1870 la fabbrica si trasferisce in Corso Principe Oddone 81 nel quartiere San Donato, famoso per le acque del canale della Pellerina, tra le più leggere e rinomate della città. Con 8.000 mq di superficie, quattro enormi ghiacciaie con una temperatura mai superiore a 3° e una sala degustazione di 1.000 mq affacciata su un bellissimo giardino, la Bosio & Caratsch disponeva di una vasta sala adornata in stile medievale, che riprendeva nello stile le famose birrerie tedesche dell’epoca (e nella quale ogni anno si organizzava una versione torinese dell’Oktoberfest), oltre che di un’area dedicata all’esercizio fisico, con attrezzi ginnici di tutti i tipi.

Draft Beer

Tutto ciò valse al birrificio la medaglia d’oro all’Esposizione dell’Industria Italiana del 1898 e del 1911.

Sicuramente meritevole di essere ricordato è il motto dell’azienda: “Bona cervisia laetificat cor hominum”: la buona birra allieta il cuore degli uomini.

L’innovativo metodo di produzione, senza l’aggiunta di alcol, e le tecniche di sterilizzazione, consentivano alla birra torinese di essere esportata in diverse città italiane, e di essere conservata per oltre sei mesi. Soltanto nel primo decennio del ‘900, visto l’aumento dell’inquinamento registrato nel canale della Pellerina, la fabbrica fu dotata di un depuratore. Durante il ventennio fascista, complici anche le limitazioni imposte dall’autarchia, il birrificio riuscì ad esportare i propri prodotti fuori dai confini nazionali ed espanse i propri locali fino in via Principessa Clotilde 1.

Purtroppo, il periodo d’oro era ormai un lontano ricordo: dopo una serie di alterne fortune e cambi di proprietà, lo storico stabilimento fu chiuso nel 1969 per improduttività. Ma la storia non si cancella.