Expensive cigar, humidor and cutter. Cigars in humidor with cutter.

Sigaro toscano: un mito nato per puro caso

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Siamo nel 1818, nell’ex convento di Santa Caterina a Firenze: la leggenda narra che una pioggia estiva rovinò una partita di tabacco, italianissimo, coltivato nei terreni adiacenti il convento, che veniva lasciato riposare nelle stanze di quel luogo religioso. Era risaputo che i conventi erano spesso sinonimo di antichissime preparazioni poi passate alla storia: tra i frati sono nati i migliori liquori, le conserve, i formaggi che hanno reso celebre la nostra Italia da Vivere. Quella scorta di tabacco apparteneva ovviamente a un nobile del tempo, il Gran Duca di Toscana Ferdinando III, e così per non attirarsi le sue ire, il Direttore delle Manifatture Tabacchi dell’epoca decise di riutilizzare le foglie parzialmente rovinate per farne dei sigari a basso costo da rivendere al popolo. Come è accaduto spesso nella storia delle produzioni diventate poi celebri in tutto il mondo, quelle foglie furono affumicate con legno di rovere, lo stesso adoperato a quel tempo per il vinsanto della Valdichiana. Una seconda fermentazione, intensa, che diede a quei sigari, nati da un tabacco che sembrava da buttare, un gusto ruvido, deciso, potente, inaspettato. Nei quartieri popolari di Firenze il successo fu immediato e la richiesta fu repentina. Tanto che nel 1818, medesimo anno di quello “straordinario” errore, lo “stortignaccolo”, come usavano chiamarlo affettuosamente i fiorentini di una volta, era già in vendita e molto apprezzato. All’epoca, tuttavia, nessuno poté immaginare che il neonato Toscano sarebbe arrivato sulle labbra di statisti, condottieri, artisti quali Winston Churchill, Giuseppe Garibaldi, Mario Soldati e Amedeo Modigliani. “Un sigaro toscano ed un titolo di cavaliere non si negano mai a nessuno!”, disse nel 1850 Camillo Benso, Conte di Cavour. Gianni Brera, compianto giornalista sportivo, tra le menti più eccelse del secolo scorso, e tra le penne più autorevoli della storia del giornalismo mondiale, amante sfegatato dei toscani, scriveva: “Fumare il Toscano è una goduria greve e forte, del tutto priva di frivole moine”

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