la penisola delle Eccellenze

Nel 1907 il Principe Scipione Borghese vinse la Pechino Parigi a bordo di una Fiat 20-40 HP di color “rosso corsa’’. Da allora, tutte le macchine da corsa italiane. Alfa Romeo, Lancia, Maserati, ecc. adottarono il rosso in omaggio al Principe. Quindi, al contrario di quel che molti possano pensare: niente a che vedere con la politica. Enzo Ferrari, adottando il rosso per il suo bolide, riprese una tradizione che ancora continua. Ma il Cavallino rampante? Curioso che questo simbolo, oltre ad essere il simbolo della famiglia Baracca, lo si ritrova nello stemma araldico, sin dalla creazione, del “Piemonte Reale Cavalleria’’, già nel 1692. Lo stesso storico Reggimento di cavalleria, che ritroviamo a Modena e di cui secoli dopo fece parte Francesco Baracca, asso dell’aviazione militare italiana, caduto sul Montello durante la prima guerra mondiale. Baracca visse ed interpretò il significato del famoso simbolo, che lui volle dipinto sulla carlinga del suo aereo da combattimento. Presto il Cavallino divenne simbolo di audacia e coraggio, emblema di un cavaliere dell’aria. Baracca considerava gli scontri come duelli tra gentiluomini in lotta nei cieli, alla ricerca della gloria, nell’assolvimento del “sacro dovere’’. A noi, persone del ventunesimo secolo, tutto questo può sembrare puerile o figura retorica. Ho già scritto, però, che non si fa retorica quando si muore. E noi mai potremo capire quel che sentivano e vivevano gli “ultimi cavalieri dell’aria’’ di tutti gli eserciti in conflitto, specialmente nella prima guerra mondiale. Ma, pur non comprendendo lo spirito di quegli uomini, lo stesso, chissà se per sottofondo culturale che vien da lontano o per eredità atavica, quel Cavallino che spicca sulla “rossa signora della pista’’ ancora ci parla di audacia, di ebrezza di conquista e di vittoria. Questo mito del Novecento si coniugò mirabilmente con quello di un altro gran “pioniere’’, Enzo Ferrari, mito che possiamo rintracciare nel “Manifesto del Futurismo’’ di Filippo Tommaso Marinetti, ove egli scrive: ‘’Noi canteremo…..il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta’’. Ma già prima di Marinetti, Baracca scrisse sull’audacia e sul dominio dell’uomo sulla macchina, come sfida e dimensione di un sogno… “