la penisola delle Eccellenze

Di Saula Giusto

Terre di Leone è una storia relativamente recente, che risale alla fine degli anni ’90, legata al percorso di vita ed alla passione profonda che la lombarda Chiara Turati e suo marito Federico Pellizzari nutrono per il territorio di Marano, un comune adagiato sulle colline della Valpolicella, di cui Federico è originario.

Terre di Leone racconta la “sua” Valpolicella

Chiara è venuta a Roma, prima di Natale, proprio per raccontare in prima persona non solo la storia della propria azienda, ma anche per sottolineare il valore e la vocazione di questo amato territorio, capace di esprimere una differente e pregiata sfumatura di Valpolicella.

Un press lunch organizzato presso lo storico Ristorante Il Toscano di Roma, è stato dunque un’occasione per approfondire il concetto di sottozona e terroir che in Valpolicella, come tanti altri territori ad alta vocazione vitivinicola italiani, dovrebbe essere, a mio modesto parere, maggiormente valorizzato.

I vigneti di Terre di Leone
La Valpolicella

Il territorio che comprende la Valpolicella corre da est verso ovest della provincia di Verona, è delimitato dal fiume Adige e dai colli di Soave ed è suddiviso in tre sottozone: Valpolicella (detta ‘allargata’), Classica e Valpantena.

La sottozona detta Classica è la zona di produzione del vino più antica, il suo cuore, dove tecniche e tradizioni vinicole si tramandano da più secoli: comprende i comuni di Sant’Ambrogio di Valpolicella, San Pietro in Cariano e le tre vallate di Fumane, Negrar e Marano. I cinque comuni “storici” che per primi hanno dato vita alla denominazione. I produttori di questa zona possono inserire il termine “Classico” in etichetta.

I vigneti a Marano
Marano

E proprio nel cuore della Valpolicella Classica si colloca l’azienda Terre di Leone, legata a doppio filo con la vocazione territoriale di Marano, un progetto ambizioso, relativamente giovane (nato nel ’96), volto ad esprimere le caratteristiche della valle di questo comune, che ha visto la creazione di una cantina di proprietà nel 2005 e la produzione del primo Amarone nel 2009.

Marano esprime la sua pregiata vocazione vitivinicola grazie ad una situazione pedoclimatica e ad una collocazione geografica favorevoli: le sue colline raggiungono altitudini ottimali (circa 420 mt.), sono investite da venti freschi provenienti da nord che si incanalano nella Val Sorda ed in esse si crea un microclima vantaggioso per la vite. La composizione dei suoli di origine antica aggiunge valore a questa terra: un impasto misto in cui prevalgono rocce basaltiche, in aggiunta a colate laviche antiche e ad una buona presenza di calcare, a regalare finezza ai vini prodotti.

Chiara e Federico
Chiara al press lunch
L’azienda

Chiara e Federico in questa terra d’eccellenza, in cui la vite si coltiva da sempre, hanno voluto realizzare vini dalla personalità ben definita, in cui l’innovazione tecnologica assume il significato di riportare nel gusto antichi sapori e sentori, nel rispetto della tradizione e dell’attenta cura della vigna, con l’ausilio delle tecniche non invasive più moderne.

In particolare, Chiara ci ha raccontato come tutte le fasi della gestione dei vigneti, dalla fase di riposo invernale alla vendemmia, sia gestita personalmente da lei personalmente e dalla famiglia con attenzione quasi maniacale, nella piena convinzione che, per ottenere risultati di alta qualità, non si debba trascurare nessuna fase produttiva dei propri vini. Soprattutto a partire dalla cura delle piante, fino alla scelta dei tempi di messa in vendita del prodotto finito, senza compromessi. Questa filosofia ha anche portato, ad esempio, alla scelta di non produrre i vini più importanti per l’azienda in annate sfavorevoli.

Ho trovato anche molto interessante ascoltare i racconti personali di Chiara che non ha nascosto le tante difficoltà e pregiudizi affrontati nel gestire direttamente un’azienda vinicola, soprattutto nei primi anni, perché lombarda (dunque non “autoctona”) e donna. Fortunatamente le cose stanno cambiando, (anche più in generale) nel mondo del vino, anche se a piccoli passi.

La proprietà si estende su terreni collinari di origine vulcanica, per 7 ha piantati a guyot, con un’alta densità (circa 7000 ceppi ettaro) per limitare le rese. Le varietà di uve sono quelle autoctone storicamente allevate nella zona della Valpollicella classica, nel rispetto del disciplinare: soprattutto Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara e Oseleta, a cui sono state affiancate varietà dimenticate, quasi estinte, che venivano piantate anticamente insieme e che la famiglia ha voluto fortemente valorizzare (come Spigamone, Dindarello, Negrara, solo per citarne alcune). La vendemmia viene è realizzata mediante rigorosa selezione di grappoli a mano, in ottobre. Le uve destinate all’Amarone riposano in appassimento circa 120 gg, proprio come faceva Leone, il nonno di Federico che ha dato il nome all’azienda. In cantina si lavora per gravità, in assenza di pompe e il vino decanta in modo naturale. Nella bottaia si utilizzano botti grandi (25 e 10 ettolitri) e tonneaux di rovere francese e i vini affinano da 8 mesi a 7 anni. Dopo l’imbottigliamento, il vino riposa in bottiglia da min. 4 mesi a 3 anni, prima di entrare in commercio. Terre di Leone produce circa 46.000 bottiglie, divise in due linee, Il Re Pazzo (vini dalla beva più agile, meno impegnativi e più quotidiani) e Terre di Leone (i vini più importanti e impegnativi), per un mercato in prevalenza nazionale.

Ecco tutti i miei assaggi, un “viaggio” sensoriale che mi ha fatto immaginare di passeggiare tra le colline di Marano.

Gli assaggi
Valpolicella DOC Classico Il Re Pazzo 2019

Uve: 40% Corvina, 20% Corvinone, 25% Rondinella, 10% Molinara e 5% Oseleta, vendemmiate tardivamente. Le uve, diraspate, non pigiate e lavorate a caduta, subiscono una macerazione prefermentativa a freddo, in inox, per 7-9 gg. Affinamento in inox per 6 mesi ed in bottiglia per 6 mesi.

Rosso rubino brillante. Naso fresco, immediato, di susina succosa, ribes rosso ed amarena freschi, poi acqua di rose, accenni di pepe nero ed erbacei. In bocca, coerente, ripropone la fresca sensazione di susina, di bacca rossa poco matura e si propone agile e scattante, dalla buona sapidità, in un finale leggermente ammandorlato.

Valpolicella DOC Classico Superiore Terre di Leone 2016

Uve: 40% Corvina, 20% Corvinone, 25% Rondinella, 10% Molinara, 5% Oseleta, vendemmiate tardivamente, con successivo leggero appassimento in fruttaio. le uve, diraspate, non pigiate e lavorate a caduta, subiscono macerazione prefermentativa a freddo in inox per 7-9. Affinamento in tonneaux per circa 30 mesi e in bottiglia per circa 12.

Rosso rubino scuro, unghia granato. Naso profondo, raffinato, che rivela frutti di bosco scuri e maturi, intrisi di note balsamiche, lieve violetta, seguiti da delicate note piretiche, di smalto, liquirizia dolce, resina, cacao. Al palato la beva è piena, setosa, armonica, sapida. Finisce lungo e molto coerente, lasciando un buon sapore di mora.   

Dedicatum
Veneto IGT Rosso Terre di Leone Dedicatum 2016

Viene prodotto, a seconda dell’annata, con circa uve 14 comprese tra le varietà raccomandate ed autorizzate dal disciplinare, vendemmiate tardivamente e appassite per circa 15 gg. Le uve, diraspate e non pigiate, lavorate a caduta, subiscono macerazione prefermentativa a freddo in inox per 7-9. Affinamento: in tonneaux e botti da 10 hl. per circa 40 mesi, poi in bottiglia per circa 8 mesi.

Il vino che già dal nome rivela il legame sentimentale della famiglia con nonno Leone, il prodotto che rappresenta maggiormente l’espressione di questa vallata e queste colline, in cui, da secoli, si piantumavano uvaggi misti in vigna e il concetto di mono cultivar non esisteva. Ecco, dunque, la scelta di produrre Dedicatum solo nelle annate migliori e con la moltitudine di uve tradizionali di zona: Corvina Veronese, Corvinone, Rondinella, Oseléta, Molinara, Negrara, Dindarella, Croatina, Marzemino, Incrocio Manzoni Rosso, Teroldego, Sangiovese, Rebo, Barbera, diffusi tra i filari dell’azienda.

Nel bicchiere si propone ‘fuori dagli schemi’, esprime tutta la sua personalità e particolarità e, personalmente, mi ha molto colpita e sorpresa.

Rosso rubino scuro, unghia granato. Naso intrigante, molto dinamico ed intenso, ancora giovane, che si svela ad ogni secondo che passa. Le note di frutta fresca rossa, dalla ciliegia, al ribes, alla marasca, si tuffano in un mare di spezie nostrane ed orientali, dal chiodo di garofano, alla noce moscata, al pepe nero, al macis, ad un pizzico di cannella, per poi cedere il passo a tanta rosa, fresia, liquirizia, note ematiche, grafite. Anche in bocca conferma il suo dinamismo e la spezia preponderante, in una beva coerente, piena, calda, equilibrata, aggraziata da buona freschezza e sapidità. Lascia un ottimo sapore speziato nel finale, decisamente lungo.

Amarone della Valpolicella DOCG Classico Terre di Leone 2012

Uve: 40% Corvina, 30% Corvinone, 20% Rondinella, 10% Oseleta, vendemmiate a mano e appassite per circa 112 gg. Vengono poi diraspate, non pigiate, lavorate a caduta e subiscono macerazione prefermentativa a freddo in inox per 7-9 gg. Affinamento in botti di rovere da 25 hl. per circa 96 mesi e

successivamente in bottiglia.

Rubino scuro, unghia granato, consistente. Intenso, regala un naso goloso di spremuta di visciole, amarena sotto spirito, caramelle ai frutti di bosco, a cui succedono la noce moscata, un tocco d’incenso, scorza d’arancia e granatina, su un finale di radice di liquirizia e tabacco. Al palato svela un gran corpo, ottima sapidità e freschezza e tannini serici e marcati. Un giovanotto che scalpita, ancora in cerca di equilibrio, che comunque finisce lungo, in una bocca buona dal sapore di radice di liquirizia.

Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva Terre di Leone 2011

Uve: 40% Corvina, 30% Corvinone, 20% Rondinella, 10% Oseleta, vendemmiate tardivamente, con successivo appassimento per circa 110 gg. Le uve vengono diraspate, non pigiate, lavorate a caduta e subiscono macerazione prefermentativa a freddo in inox per 7-9 gg. Affinamento: in botti di rovere da 10 hl. e da 25 hl. per 80 mesi, poi in bottiglia per 12 mesi.

Rosso rubino più scarico, unghia granato. Naso ampio, fuso, elegante, in cui tanta frutta rossa matura, amarene, prugne e visciole, vengono immersi in un bicchiere di cola condito con scorza d’arancia, cannella, noce moscata, poi lieve incenso, cacao, torrefazione. Al palato potente, setoso, caldo, sapido, armonico. Molto coerente e decisamente lungo, lascia una bocca buona e speziata.