Torino: dove le fabbriche e le aree industriali si trasformano in poli di arte e cultura

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Tra via Nizza e il Po, nel cuore di Torino, c’è il Museo Nazionale dell’Automobile, nato negli anni Trenta, ristrutturato e ampliato nel 2011 con un avveniristico progetto dell’architetto Cino Zucchi.

Nei suoi oltre 11mila metri quadri allestiti dallo scenografo François Conino si possono ammirare 200 auto di 85 diverse marche, tra cui l’Itala del 1909 Palombella della regina Margherita, l’Isotta Fraschini di Rodolfo Valentino e la Cisitalia 202 del 1948, esposta al MOMA di New York come una delle sei più belle vetture del mondo.

Spostandosi verso il centro, in fondo a corso Stati Uniti, un altro strepitoso esempio di recupero di uno spazio industriale sono le Officine Grandi Riparazioni, la “cattedrale” della storia industriale di Torino.

Nate alla fine del 1800  per la riparazione dei treni, sono rinate come centro culturale e sito per eventi ed esposizioni grazie a un investimento da 100 milioni di euro della Fondazione CRT.

A pochi isolati, sull’area dell’ex fabbrica Fergat, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, definita dal suo progettista Claudio Silvestrin “un capannone industriale”, espone opere di giovani artisti italiani e stranieri, mentre la Fondazione Merz, nell’ex centrale termica delle Oicine Lancia, edificio razionalista anni Trenta, custodisce le opere del noto esponente dell’Arte Povera, Mario Merz.

Appena a Nord del centro, in un’area attraversata dalla Dora Riparia dove fino agli anni Novanta c’erano le acciaierie Fiat e la Michelin, si trova oggi il grande parco post-industriale Dora. 

Del passato  restano gli alti pilastri arancioni del capannone dello strippaggio, le vasche di decantazione e la torre di rafreddamento. Passeggiando su vertiginose passerelle aeree si vedono la sede del parco scientifico tecnologico per l’ambiente Environment Park, le ex Oicine Savigliano (da cui uscirono i vagoni dell’Orient Express, la guglia della Mole Antonelliana e le arcate della Stazione di Milano Centrale), oggi centro polifunzionale, il Museo A come Ambiente e la Chiesa del Santo Volto, con il campanile ricavato da  una ex ciminiera.

Poco lontano, nel complesso dell’ex SICME, Società Industriale Costruzioni Meccaniche ed Elettriche, il Museo Ettore Fico colleziona opere di giovani artisti d’avanguardia.

Gli ex magazzini Docks Dora, da un paio di decenni punto di riferimento della cultura undergound torinese, ospitano gallerie d’arte, studi di artisti e musicisti, sale di prova e di registrazione, studi di architettura, locali notturni e molto altro ancora. 

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