la penisola delle Eccellenze

Nicolò Carandini insieme a sua moglie Susanna e alle figlie Virginia e Ginevra conducono l’azienda Torre in Pietra Carandini, che si estende per più di 200 ettari e vanta una storia ormai quasi centenaria. Vocata per tradizione alla produzione di foraggi e cereali, oggi l’azienda affianca alla produzione agricola anche l’offerta di servizi ricettivi con strutture per picnic e grigliate on plein air.

La storia inizia nel 1926 quando il Senatore Luigi Albertini acquista la tenuta di Torre in Pietra e compie, insieme al figlio Leonardo e al genero Nicolò Carandini, un’importante opera di bonifica di un territorio che si presentava malarico e abbandonato. Negli anni Trenta la proprietà è ulteriormente ingrandita con l’acquisto dei terreni della Leprignana su cui nascono i tre centri agricoli ancora oggi in funzione: Barbabianca, Cavalle e Breccia. Le principali attività svolte nel Centro Barbabianca, oggi cuore dell’azienda Torre in Pietra Carandini, furono la produzione di foraggio e l’allevamento di bovine da latte di razza frisona (pezzate bianco nere), la cui introduzione in Italia si deve proprio alla Torre in Pietra, che si distinse come azienda all’avanguardia nel campo zootecnico.

La nascita della Torre in Pietra si deve al sodalizio di tre uomini di raro talento, uniti dalla comune passione per l’agricoltura. Protagonista principale di quest’impresa è il Senatore Luigi Albertini, nato ad Ancona nel 1871, direttore e comproprietario del Corriere della Sera tra il 1900 al 1925. Per via della sua opposizione al fascismo viene costretto ad abbandonare il giornale e a cedere la sua quota di proprietà. Seguendo il proprio desiderio di creare una azienda agricola modello, impiega parte della liquidazione nell’acquisto della tenuta di Torre in Pietra alla cui conduzione dedica il resto della sua vita.

Al Senatore si unisce il figlio Leonardo, nato a Milano nel 1903, che a seguito delle mutate sorti familiari si dedica allo studio degli allevamenti bovini e degli aspetti di economia aziendale, soggiornando brevemente in Inghilterra e compiendo viaggi negli Stati Uniti. Nel 1930 sposa Tania Suchotin Tolstoj, nipote del celebre scrittore russo Lev Tolstoj.

Il terzo protagonista di questa impresa è il Conte Nicolò Carandini, nato a Como nel 1895 da una nobile famiglia di origini modenesi e legato alla famiglia Albertini già dai primi anni venti. Con il Senatore si lega fortemente per via di una profonda affinità intellettuale e della comune passione politica, condivide poi una solida e fraterna amicizia con Leonardo e nel 1926 sposa Elena Albertini, figlia di Luigi. Oltre alla gestione della Torre in Pietra, Nicolò è stato anche Ambasciatore a Londra dopo la caduta del regime, Deputato dell’Assemblea Costituente, tra i fondatori prima del Partito Liberale Italiano e poi, a seguito della sua svolta conservatrice, del Partito Radicale e infine Presidente per vent’anni dell’Alitalia.

La gestione della Torre in Pietra passa successivamente ai figli di Leonardo e Nicolò, Luigi Albertini e Guido Carandini, e prosegue tutt’oggi nelle diverse aziende familiari che dalla Bonifica di Torre in Pietra traggono origine.

L’impresa della Bonifica di Torre in Pietra inizia nel 1927 e viene realizzata grazie a nuove macchine agricole, buoi da lavoro trainanti erpici e aratri e lavoratori che arrivano dalle zone allora depresse della Lombardia e del Veneto. Notevoli sono soprattutto i lavori svolti nelle Piane, dove i terreni vengono liberati dall’acqua con la costruzione della diga di Palidoro e con l’opera di livellamento svolta interamente a mano da compagnie di lavoratori ferraresi.

A partire dagli anni Venti, oltre al restauro del Castello di Torre in Pietra che diviene il centro operativo dell’azienda, vengono costruiti numerosi centri agricoli tra i quali Tre Denari, Falconieri, S. Angelo, Granaretto, Arenaro, Aurelia, e più tardi i centri Barbabianca, Casetta Cavalle e Breccia. Molte delle nuove costruzioni sono realizzate su progetto dell’architetto Michele Busiri Vici.

Dei 1400 ettari bonificati, larga parte viene dedicata alla produzione agricola di foraggio e cereali, frutteti, oliveti e vigneti. Parte dei possedimenti viene invece destinata all’allevamento di bestiame: maremmane da lavoro, cavalli, pecore per formaggi e filati e bovini per la produzione di latte e yogurt.

La creazione di una moderna stalla per la produzione di latte è parte integrante dei progetti della Bonifica di Torre in Pietra e deriva dalla volontà di far fronte alla cronica mancanza romana di latte fresco. In quel periodo piccole stalle situate nella Capitale portavano le vacche di strada in strada mungendole a richiesta per fornire un bricco di latte, mentre altro latte, ma di pessima qualità, veniva importato dal nord.

Inizialmente, vengono fatti alcuni tentativi di acclimatamento di razze già presenti sul territorio italiano ed europeo, ma nessuna di queste risulta compatibile con la campagna romana. Si inizia così a guardare più lontano, verso gli Stati Uniti, dove è presente una nuova razza, la Frisona, selezionata per ottenere un miglior rendimento nella produzione di latte.

Nel 1928 Leonardo Albertini si reca negli Stati Uniti e acquista alcuni capi della Carnation Milk Farm che arrivano in Italia dopo una lunga navigazione. Fra le tre manze gravide e i tre torelli arrivati in azienda è presente anche Carnation Producer, capostipite dell’attuale Frisona Italiana, che fece la fortuna della Torre in Pietra. Le figlie di questo toro si rivelano all’altezza delle attese arrivando a stabilire nuovi record internazionali nella produzione di latte e burro. Se inizialmente l’introduzione di questa nuova razza trova fiera opposizione tra gli allevatori e gli enti territoriali, le Frisone della Torre in Pietra finiranno per imporsi in Italia e come razza nel resto d’Europa e del mondo.