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Tutti al mare: evviva la tintarella, ma la parola d’ordine è proteggere la pelle dal sole

Tutti al mare. O quasi. Se è vero che in tanti scelgono mete alternative, come la campagna o la montagna, è vero anche che un tuffo nel blu rimane sempre una di quelle piacevolezze a cui è difficile rinunciare del tutto.

E in ogni caso, al mare come in campagna o sui monti (dove peraltro i raggi UV sono ancor più intensi), la protezione solare è sempre necessaria.

Senza considerare il fatto che la necessità di restare a casa dei mesi scorsi ha privato la pelle di quella graduale esposizione che serve da “allenamento” per riattivare i meccanismi di difesa dell’epidermide, che risulta più fragile e soggetta più facilmente a ustioni e scottature.

E se si è riusciti ad approfittare di qualche weekend, rigorosamente utilizzando una protezione alta, anche 50, per riattivare i melanociti a protezione delle cellule epidermiche, tanto meglio. Se no i primi giorni di esposizione al sole saranno cruciali per non guastarsi il resto dell’agognata vacanza. Le regole base sono quelle della prima esposizione: gradualità – un’ora il primo giorno, due il secondo e così via – e uso di protezioni altissime e alte – dai 50 dei primi giorni si può passare a un 30 quando il colorito inizia ad adorare – da applicare ad intervalli di un’ora, soprattutto se si fa attività sportiva, dalle corse sulla battigia al trekking in montagna alla biciclettata in campagna.

In questo modo si evita non solo lo choc della scottatura, ma si preserva la pelle dai danni del photoaging, come rughe, macchie e discromie, dagli herpes sulle labbra – in particolare quelle più carnose – e dal peggioramento dell’oleosità nelle epidermidi soggette ad acne.

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