la penisola delle Eccellenze

Mercoledì 3 luglio 2019 il mondo si è ricordato di Stromboli: l’eruzione straordinaria e la tragica morte di un turista hanno riacceso l’attenzione su per questo gigante capriccioso del Mediterraneo. Che ora forse ci fa un po’ più timore, ma che in fin dei conti è lì (ed è attivo) da circa 200mila anni. Ciò che è successo, hanno sottolineato gli esperti dell’Ingv, è stato sì un evento eruttivo non comune per questa tipologia di vulcano, ma non è certo un caso unico né irripetibile.

Il faro del Mediterraneo
Gli abitanti dell’omonima isola lo chiamano in genere Struomboli, ma quando si mette a fare le bizze diventa Iddu, quasi a volerlo personificare e a riconoscergli quel potere divino alla base dei miti e delle leggende degli antichi. Stromboli è un vulcano alto circa 926 metri dal livello del mare, ma le sue radici affondano nel Mar Tirreno per 2400 metri in profondità. L’attività eruttiva persistente delle sue numerose bocche lo rende uno dei vulcani più attivi del mondo: esplosioni moderate, con l’espulsione di bombe, ceneri e lapilli che ricadono attorno all’area del cratere, sono all’ordine del giorno, e avvengono ogni 25-35 minuti, ma possono verificarsi anche violente e improvvise esplosioni con getti di materiale incandescente, e dai crateri si possono osservare flussi lavici che scendono lungo le parete di quella che è chiamata la Sciara del Fuoco.

“È un vulcano particolare”, ha commentato all’Adnkronos Francesco Latino Chiocci, professore di Geologia marina all’università Sapienza e responsabile studi Parti sommerse del vulcano Stromboli. “Ha un condotto aperto, dove il materiale ristagna e ogni 20 minuti circa la lava fa uno sbuffo perché si crea una pressione di gas all’interno che la lancia verso l’alto. E questa è l’attività normale di Stromboli. Di tanto in tanto, però, una volta ogni quattro o cinque anni, la lava fuoriesce proprio dai crateri causando un’eruzione e per questo da sempre Stromboli viene chiamato anche il faro del Mediterraneo, perché gli antichi navigatori utilizzavano gli sbuffi per la scelta delle rotte”.

Gli eventi parossistici come quello del 3 luglio, le esplosioni molto violente accompagnate talvolta da flussi piroclastici, sono invece più rari, ma si sono già verificati in passato e il materiale espulso è arrivato a danneggiare i due villaggi dell’isola.

“Nella variabilità di un vulcano un evento più forte del solito può e non necessariamente è seguito da un’eruzione vera e propria con emissione di lava. Ma non essendo stato comunque un evento tradizionale, anche l’evoluzione potrebbe essere diversa dal solito. Non ci sono certezze e per questo deve essere monitorato e tenuto sotto controllo”, ha detto Chiocci.

Un tipo vivace
Stromboli, insomma, è sempre acceso, come un faro in mezzo al mare. I periodi di inattività sono molto rari e quello più lungo annoverato negli archivi è il periodo di quiescenza del 1908-1910. Gli esperti ritengono che sia nato circa 200mila anni fa, con una prima bocca emersa in corrispondenza di quello che oggi è lo Strombolicchio.

L’isola attuale, invece, si formò circa 40mila anni fa e da allora la fisionomia del vulcano non ha fatto che cambiare, con i ciclici collassi e formazioni di nuovi complessi eruttivi, i cui resti sono arrivati fino ai nostri giorni e grazie ai quali è stato possibile ricostruire la storia di Stromboli. Oggi il centro eruttivo è costituito da tre crateri paralleli che si trovano in cima alla Sciara del Fuoco, ma – ancora una volta – la loro morfologia muta di frequente e le bocche eruttive migrano. L’attività eruttiva non è sempre stata uguale: nel IV-VII secolo si sarebbe potuto assistere a eruzione di tipo hawaiano, con le classiche eruzioni a fontana, poi si è evoluta in quella che conosciamo come la tipica attività stromboliana.

Parossismi violenti si sono ripetuti nella storia di Stromboli, anche recentemente. Basti ricordare gli episodi documentati nel 1930, 1944 e 2003, che con la caduta di materiale sui ripidi versanti del monte hanno provocato anche valanghe di detriti. Nel 2007, poi, la terrazza craterica venne completamente distrutta da un collasso, rimodellato poi dalla più dolce attività eruttiva ordinaria.