La penisola delle Eccellenze

Basta un attimo di adrenalina, un colpo di genio, una azione di forza e talento, e il tuo destino da semplice atleta coraggiosa diventa quello di un campione unico tra i campioni. Pochi fortunati, pochi privilegiati nello sport hanno potuto assaporare questi momenti: questione di capacità innate, di coraggio, di abnegazione, di voglia di non arrendersi mai e anche di quel pizzico di fortuna che come si dice aiuta gli audaci, i talentuosi veri.
La storia di Valentina Vezzali, regina della scherma italiana, eccellenza della nostra Italia da Vivere sportiva, è un susseguirsi di sfide continue, di emozioni, di sussulti, di battaglie dove la parola arrendersi non è mai stata nel vocabolario di una vera e propria guerriera. Una donna, una mamma, una sportiva, una atleta, esempio di passione e capacità, intelligenza e impegno: simbolo di una maglia azzurra, di una Italia, che è orgogliosa di personaggi come lei.
Il 21 settembre del 2000, ai Giochi della XXVII Olimpiade, era in programma il quarto di finale della prova di fioretto tra l’azzurra Valentina Vezzali e la rumena Reka Szabo.
Quell’incontro indimenticabile, al cardiopalma, fu il preambolo non solo di una grande impresa sportiva, ma l’inizio di un’incredibile cavalcata olimpica, che portò la campionessa jesina alla conquista di ben tre medaglie d’oro consecutive nella prova individuale (Sydney 2000, Atene 2004, Pechino 2008), nove medaglie olimpiche complessive (6 ori, 1 argento 2 bronzi) oltre a 16 titoli mondiali e 13 europei.
Valentina Vezzali iniziò a praticare la scherma nel 1980 presso il C.S. Jesi, sotto la guida del maestro Ezio Triccoli, un autentico scopritore di talenti. In ambito giovanile fece incetta di successi tra Mondiali, Europei e Coppe del Mondo. Un’ascesa vertiginosa che la catapultò nel giro della Nazionale maggiore.
Da allora è cominciata una storia costellata di vittorie e soprattutto di ori olimpici che non solo la scherma italiana, ma tutto lo sport mondiale ricorderanno per sempre.
Quel quarto di finale fu l’apripista per una ascesa trionfale che sembrava non voler finire mai: quella stoccata, nel lampo di pochi secondi, alla rumena Szabo, consegnò non solo a Valentina una vittoria soffertissima, ma aprì la strada ad altre vittorie che le regalarono un trionfo olimpico meritatissimo, insieme alle altre Olimpiadi degli anni successivi che la consacrarono come regina assoluta della scherma mondiale.