Viaggio a Reggio Emilia: gastronomia, piazze, vicoli, monumenti da scoprire e da vivere

La Reggio Emilia dai mille volti, la Reggio Emilia bella come non mai. Partendo dallo stretto passaggio chiamato vicolo del Broletto si può arrivare a piazza San Prospero, la cosiddetta piazza Piccola.

Uno spazio raccolto, tra quinte neoclassiche e portici, le absidi del Duomo e la facciata barocca della chiesa di San Prospero, il patrono della città, con i suoi caratteristici leoni in marmo rosa.

È tra le più amate e frequentate dai reggiani, attratti anche qui, come in piazza Prampolini e in piazza Martiri 7 Luglio, dal mercato settimanale (ogni martedì e venerdì mattina).

Proseguendo verso sud, lungo via Fornaciari, si arriva infine alla piazza intitolata al pittore Antonio Fontanesi. Vasta e alberata, circondata da portici sotto cui si aprono bar, ristoranti e gallerie d’arte, è il luogo della movida di Reggio Emilia.

Molte le citazioni storiche riproposte: lungo il marciapiede del lato nord sono visibili le Braccia reggiane, unità di misura utili per gli scambi di merce nei giorni di mercato, mentre l’acciottolato lungo il lato ovest ricorda il corso del Canale del Guazzatoio che vi scorreva a cielo aperto e alimentava i numerosi opifici concentrati in questa zona della città, per la lavorazione della seta, la concia delle pelli e la fabbricazione di candele di sego. Ogni sabato mattina sulle bancarelle del Mercato contadino si può trovare il meglio della produzione ortofrutticola locale, con molti prodotti tipici e bio.

Non solo piazze, tra i luoghi della città recuperati a una funzione pubblica, come punti di incontro e poli culturali, ci sono i magnifici chiostri di San Pietro, di San Domenico e della Ghiara. I Chiostri di San Pietro sono il più straordinario complesso monumentale di Reggio Emilia e uno dei più suggestivi del Rinascimento italiano, il cui progetto è stato chiaramente influenzato dal modello di Palazzo Te, a Mantova,  disegnato da Giulio Romano. Si tratta di un antico monastero benedettino utilizzato nei secoli nei modi più disparati e poi rimasto inaccessibile fino al recupero e alla successiva riapertura nel 2019.

Le ricette emiliane possono essere definite come un tripudio di sapori: piatti semplici e dal gusto ben definito animano, da secoli, una delle cucine più antiche del nostro Paese.

La cucina emiliana può essere considerata come un vero e proprio agglomerato di più cucine che, in Emilia, rappresenta il risultato di quasi otto secoli di autonomia delle città emiliane, dall’età dei Comuni all’Unità d’Italia, e del ruolo di vere e proprie capitali esercitato a lungo dai centri maggiori.

Dalla cucina bolognese tipica a quella delle altre province, ciò che contraddistingue l’Emilia Romagna a tavola sono i sapori decisi, forti e l’abbondanza dei piatti.

Volendo ripercorrere un po’ di storia di questa cucina, possiamo iniziare dicendo che tra l’Emilia delle Legazioni e quella dei Ducati, in particolare, la divergenza dei percorsi storici ha prodotto conseguenze avvertibili anche in campo alimentare e gastronomico.

La cucina romagnola è stata, per anni, influenzata dallo Stato Pontificio e non mancano influenze lombarde nella cucina di Piacenza.

Per via della presenza costante di famiglie nobili e altolocate, l’Emilia ha potuto sviluppare una forte tradizione enogastronomica, annoverando tra i suoi maestri i più grandi cuochi.

Durante l’età rinascimentale e barocca, sono due le «scuole» gastronomiche che sovrastano la regione: quella romana della corte papale e quella emiliana.

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